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Blockchain: L'Italia entra nella Partnership europea. Ma di cosa si tratta?


28/09/2018

La blockchain e le sue possibili applicazioni nel tessuto economico digitale rappresentano senza dubbio uno dei temi del momento. La digital economy, del resto, ha da sempre bisogno di sicurezza tecnologica e flessibilità normativa, e il Governo italiano sembra pronto a far valere il proprio ruolo nella regolazione del nuovo fenomeno. Il primo passo è stato l’adesione alla Blockchain Partnership promossa dalla Commissione europea, a cui è immediatamente seguita una “call for experts” in vista della delineazione di una Strategia nazionale.   

«Lo scopo principale della collaborazione tra gli Stati membri sarà per lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo» sono state le parole del Ministro dello Sviluppo Economico, «soprattutto al fine di promuovere la fiducia degli utenti e la protezione dei dati personali, di aiutare a creare nuove opportunità di business e di stabilire nuove aree di leadership dell’UE a beneficio dei cittadini, dei servizi pubblici e delle aziende



L’Unione europea ha già investito oltre 80 milioni di Euro in progetti legati alla blockchain, e altri 300 milioni di Euro sono in arrivo entro il 2020: fondi ai quali, ora, potranno accedere anche le imprese italiane.          

La tecnologia - alla base di cripto-valute come il Bitcoin - è del resto uno dei “key emerging trend” e favorirà nuovi modelli di business basati su scambi peer-to-peer che non necessitano di intermediari. Come strumento abilitante del Digital Single Market, la blockchain è al centro di numerose iniziative e progetti di stampo europeo, come l’Horizon 2020 Research & Innovation.

Non solo, l’Europa sta anche partecipando attivamente ai tavoli internazionali per la standardizzazione della tecnologia e sta già testando la blockchain in progetti pilota fortemente innovativi. Per di più, la Commissione europea ha lanciato l’apposito Osservatorio sulla Blockchain UE, struttura che si prefigge di fare da perno gravitazionale delle novità legate a tale tecnologia.



Ma perché l’Unione europea sembra ritenere così fermamente che la blockchain porterà vantaggi a imprese, cittadini e istituzioni?

I concetti chiave. Autonomia, sicurezza, fiducia, trasparenza, immutabilità: sono questi i concetti attorno ai quali ruota la rivoluzione blockchain. Una rivoluzione algoritmica capace sia di accrescere la certezza delle transazioni già abitualmente svolte nel contesto digitale sia di favorire il sorgere di nuove transazioni digitali. Il tutto grazie ai “blocchi”, segmenti contenenti informazioni che, nel loro complesso, vanno a creare un database di transazioni effettuate dagli utenti.

La blockchain è, quindi, un archivio in cui ogni blocco contiene un determinato numero di transazioni e informazioni e si lega sia al blocco precedente che al blocco successivo. In tal modo, si crea una catena di blocchi - e quindi di informazioni - sicuri e immutabili, poiché basati su algoritmi di criptazione legati al consenso dei partecipanti.

Le informazioni contenute nei blocchi, infatti, sono sempre visibili a tutti i partecipanti alla blockchain, e solo con il consenso della maggioranza è possibile modificare un blocco e validare la transazione contenuta nel blocco stesso. Ma si tratta di una maggioranza “tecnologica”, algoritmica: il funzionamento della blockchain è basato sull’attività di “mining”, cioè un’elaborazione di dati per la risoluzione di un problema matematico.

In altre parole, sono i dispositivi degli utenti a effettuare il mining, e pertanto forzare i blocchi vorrebbe dire avere a disposizione una potenza di calcolo maggiore della metà dell’intera filiera della blockchain: impossibile per un singolo individuo. Il funzionamento della blockchain è, in sostanza, basato sulla creazione di un database di informazioni condiviso tra tutti i nodi (cioè i dispositivi) della rete. Ciò elimina peraltro la necessità di un intermediario nella prassi delle transazioni digitali, semplificando lo scambio di informazioni, beni e servizi sulla rete.  

Se la blockchain è aperta e si basa sul consenso di tutti gli stakeholders, allora si definisce “pubblica”; viceversa, se soltanto alcuni stakeholders prendono le decisioni, si ha una blockchain “privata” (per esempio, le blockchain di alcune multinazionali, come Amazon).      

La tecnologia. Sotto il profilo tecnologico, la blockchain è definita come un protocollo di comunicazione, basato sul funzionamento di due fattori, il Timestamp (una marca temporale) e l’Hash (un algoritmo): insieme costituiscono il sistema di validazione delle transazioni contenute in ogni singolo blocco e collegano i blocchi tra loro.       
     
La distribuzione della blockchain tra tutti i nodi della rete aiuta a prevenire attacchi ai singoli blocchi e li rende resistenti alle modifiche proprio perché ciascun nodo fa parte dell’ecosistema che controlla la validità dei blocchi: per cambiare le informazioni senza il consenso dei partecipanti, occorrerebbe modificare in uno stesso momento le informazioni in possesso di ciascun nodo della rete.

L’attività di calcolo svolta dai componenti della catena, i “miners”, è complessa e richiede una notevole potenza di elaborazione. Il mining viene solitamente ricompensato (con varie modalità, anche pagamenti in cripto-valute) solo all’interno delle blockchain pubbliche, mentre in quelle private è il platform holder a gestire tutta l’attività.     

Il libro mastro. La caratteristica peculiare della blockchain è il meccanismo di distribuzione e di validazione delle informazioni basato sulla “fiducia” espressa dai nodi. Tale sistema fa della blockchain un “distributed ledger”, differenziandosi così dai centralized ledger e dai decentralized ledger.      

Nel modello del centralized ledger, la fiducia degli stakeholders è riposta nell’autorità centrale che controlla la validità di tutte le operazioni. Nel modello del decentralized ledger si verifica una decentralizzazione che porta ad avere, anziché una singola autorità centrale, tante piccole autorità decentralizzate: cambia l’organizzazione, sempre più periferica, ma non la struttura, essendo comunque un modello in cui la fiducia degli stakeholders è riposta nelle autorità.      
 
Solo il modello del distributed ledger apporta un cambio di prospettiva: il nucleo della fiducia non è più l’autorità, ma il consenso collettivo, che tutti gli stakeholders contribuiscono a costruire mediante il meccanismo dei blocchi, secondo una scelta di sicurezza by design.         

Le applicazioni. Date le spiccate caratteristiche di trasparenza, sicurezza e immutabilità su cui si basa la crittografia dei blocchi, la blockchain si presta a infinite applicazioni in tutti i settori in cui la fiducia nello scambio di informazioni, beni e servizi sia un elemento fondamentale: per esempio, il commercio elettronico e il settore finanziario. Ma anche la pubblica amministrazione può trarre giovamento dall’utilizzo della blockchain, per offrire servizi al cittadino e introdurre forme di e-voting.     

Un altro settore di particolare interesse è la tutela della proprietà intellettuale, con la distribuzione diretta di musica, video e altri contenuti protetti tramite blockchain.         
Ma le applicazioni sono infinite. Sarà per esempio possibile «concludere, tramite smart contracts, procedure complesse per la compravendita di una casa grazie all’accesso diretto tramite blockchain a mappe catastali, registri e documenti che oggi non sono ancora a portata di smartphone» ha dichiarato Roberto Viola, della DG Connect Commissione UE.

La trasversalità dei blocchi è dimostrata anche dal suo utilizzo nel settore delle comunicazioni elettroniche, per esempio in funzione della gestione dello spettro radio: l’autorità francese del settore considera la blockchain un ottimo strumento per la gestione dell’allocazione delle frequenze e per evitare interferenze tra siti.           

Le prospettive. Nonostante le istituzioni europee sembrino aver collocato la blockchain al centro di molti dei futuri ragionamenti in tema di sviluppo digitale, di e-government e di crescita dell’economia, la nuova tecnologia dovrà passare ancora per diversi step tecnologici e regolatori, prima di poter giungere a un modello condiviso a livello europeo.

Inoltre, a prescindere dalla naturale diffidenza che i cittadini possono provare per l’utilizzo di uno strumento sui generis, è chiaro che la blockchain - per quanto strutturalmente sicura - dovrà dimostrare nel tempo la propria affidabilità nella gestione delle transazioni e delle informazioni, proprio per poter creare attorno a sé la fiducia necessaria al suo funzionamento.

Allo stesso modo, specie in considerazione del nuovo GDPR - il Regolamento sulla protezione dei dati personali - non bisognerà sottovalutare le problematiche legate alla privacy, non soltanto degli utenti che utilizzano lo strumento, ma anche delle informazioni contenute nei blocchi; un aspetto forse confliggente con la massima trasparenza che sta alla base del funzionamento della tecnologia.         

Da ultimo, come sottolineano alcuni esperti, bisognerà distinguere tra blocchi pubblici e blocchi privati, perché soltanto la blockchain pubblica si basa su quel meccanismo di costruzione del consenso e di distribuzione delle informazioni tra tutti i nodi della rete che è il presupposto dell’efficacia e della sicurezza della nuova tecnologia.


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